Giuseppe CastelluccioApprendista Informatico, autodidatta
Capo d'Orlando (ME)Provincia di Messina o da remoto
Cerco lavoroSupporto IT

Blog4 min

Verificare una lista email prima di una campagna: cosa controllare e cosa costa

La lista invecchia in silenzio e i rimbalzi li paga il dominio. Cosa controlla davvero un servizio di verifica, quando basta il fai da te, e i prezzi letti oggi dai listini.

Stamattina ho scritto a un'azienda all'indirizzo che pubblica da anni sul proprio sito. Il messaggio è rimbalzato. Il dominio non ha più un record MX, cioè non dichiara più nessun server di posta. Quella casella non può ricevere niente, da nessuno, e nessuno in azienda se n'è accorto. Le liste email invecchiano così, un indirizzo alla volta, in silenzio.

Se mandi una campagna a una lista raccolta due anni fa, una parte dei destinatari non esiste più. Ogni indirizzo morto produce un hard bounce, e i provider misurano esattamente quello. Superata una soglia di rimbalzi intorno al 2%, Gmail e gli altri cominciano a trattare il tuo dominio da sospetto. Non quel singolo invio. Il dominio. Le campagne successive partono già zavorrate, e recuperare una reputazione costa molto più che proteggerla.

Verificare la lista prima di premere invio serve a questo. Non ti fa aprire più email, quello dipende da cosa scrivi. Ti evita di bruciare il mittente su caselle che non possono rispondere comunque.

Cosa controlla davvero un servizio di verifica

  • Sintassi. mario.rossi@@azienda.it non è un indirizzo. Banale, eppure nelle liste raccolte a mano, dai moduli cartacei, dalle fiere, è l'errore più comune.
  • Dominio e record MX. Se il dominio dopo la chiocciola non dichiara un server di posta nel DNS, il messaggio non ha dove andare. È il caso dell'azienda di stamattina, e si controlla in un secondo.
  • Risposta SMTP. Il servizio interroga il server di destinazione e chiede se la casella esiste, senza consegnare nulla. Questo è il controllo che da solo non puoi fare: ripetuto su migliaia di indirizzi dal tuo server, somiglia esattamente al comportamento che i filtri antispam cercano, e finiresti in blacklist per aver controllato di non finirci.
  • Catch-all. Alcuni domini accettano qualunque indirizzo e smistano dopo. Lì "la casella esiste" non significa niente, e un servizio serio te lo segnala come rischio, non come via libera.
  • Usa e getta e trappole. Caselle temporanee create per un download e mai più aperte, e spam trap, indirizzi che i provider tengono vivi apposta per riconoscere chi spedisce a liste comprate o mai pulite. Colpirne una pesa più di cento bounce.

Un limite va detto chiaramente: "valido" significa che la casella esiste, non che qualcuno la legga. La verifica toglie i pesi morti, il resto è lavoro tuo.

Il metodo gratuito, e dove si ferma

Sintassi e MX si controllano da soli, gratis. Un foglio di calcolo scarta le sintassi rotte, e un controllo DNS (su Linux dig MX dominio.it, oppure una qualunque pagina "MX lookup") dice se il dominio riceve posta. Per una lista sotto i cinquecento indirizzi, raccolta di recente con double opt-in, spesso basta questo: chi si è iscritto due mesi fa difficilmente è già sparito.

Il controllo SMTP invece no, e senza quello restano fuori proprio i casi che costano di più: la casella cancellata su un dominio ancora vivo, il catch-all, la trappola. Sopra qualche centinaio di indirizzi, o su una lista più vecchia di un anno, il fai da te smette di reggere.

Quanto costa farlo fare

Prezzi letti oggi dai listini ufficiali, in dollari perché tutti questi servizi prezzano così.

Servizio1.000 verificheGratis per provareNote
EmailListVerify5 $ una tantum100 verifichea 10.000 scende a 2,70 $ ogni mille; i crediti non scadono
ZeroBouncesolo tagli da 10.000 in su100 verifiche al meseabbonamento da 99 $ al mese; i risultati "unknown" non consumano crediti

Per una lista da diecimila indirizzi parliamo quindi di venti, trenta dollari una volta sola. L'alternativa non ha un listino, e costa di più. Sono le settimane di campagne che finiscono in spam perché il dominio si è giocato la reputazione.

Uso EmailListVerify per le liste che passano da me: il taglio da mille a 5 $ copre i casi piccoli senza abbonamento, e le cento verifiche gratuite bastano per giudicare la qualità dei verdetti prima di pagare. Trasparenza dovuta: il link è affiliato, se compri da lì una percentuale arriva a me senza costi in più per te. La valutazione qui sopra però regge da sola, ed è il motivo per cui il confronto include un concorrente e un metodo gratuito.

Il GDPR c'entra, purtroppo per te

Una lista email è un archivio di dati personali, e caricarla su un servizio di verifica è un trattamento affidato a un fornitore esterno. Tre cose da controllare prima di caricare qualunque file: che il fornitore firmi un accordo di trattamento dati (DPA, di solito è una pagina da accettare), dove stanno i suoi server, e che il file caricato si possa cancellare dal pannello a verifica finita. Cancellalo davvero. Una copia della tua lista che vive per mesi sui server di un terzo è un rischio che non ti serve correre.

In pratica

Lista piccola e fresca: sintassi più MX, gratis, e sei a posto. Lista sopra i cinquecento indirizzi, o ferma da più di un anno: verifica completa prima della prossima campagna, i cento crediti gratuiti per assaggiare e qualche dollaro per il resto. E in entrambi i casi, togli subito gli indirizzi che rimbalzano: la lista che non pulisci oggi è il dominio che ti ritrovi in spam a ottobre.